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| Sono ormai vent’anni che convivo con la persona che abita il mio corpo e, benché sia difficile averci a che fare, mi ci sono abituata. Imparando a conoscerla ho imparato, seppur non ad amarla, a volerle, per lo meno, un po’ di bene. Sì, mi ci sono affezionata… nonostante le sue manie, nonostante i suoi tanti difetti. Mi è così familiare che, in fondo, è l’unica persona in presenza della quale io non provo pudore. Mi concedo tutto, anche le fissazioni più assurde, tutto ciò di cui mi vergogno.
E, stranamente, la sento mia amica. Si sa, l’amicizia può terminare, ma sento che questa rimarrà: non posso sfuggire a me stessa. Non sono neppure in grado di mentirle. Mi scoprirebbe dopo un attimo. E, poi, non ne sento la necessità. È l’unica che può sempre perdonarmi, anche se commetto dei grossi errori. È l’unica che conosce tutto di me: i miei gusti, le mie paure, tutto ciò che provo in determinate situazioni. È l’unica a cui presterei mai un mio libro senza la paura che possa essere maltrattato, ed è l’unica che, probabilmente, non mi chiederebbe mai un libro in prestito, perché sa quanto tenga ad essi, senza che io gliel’abbia mai detto. Dopo tante battaglie, dopo tante difficoltà, è ancora qui. Sorride quando io sorrido, piange quando piango: mi asseconda nella felicità e nel dolore.
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